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Editoriale · Storie

La Resolza e la storia di Pattada: tremila anni di lame, un solo paese

Pattada è conosciuta nel mondo per la resolza. Ma la storia comincia molto prima dell'Ottocento: comincia quando il ferro non esisteva ancora.

C'è un paese, nel nord della Sardegna, che ha dato il suo nome a un coltello. E c'è un coltello che ha dato la fama a un intero paese. Pattada, poco meno di tremila abitanti, in provincia di Sassari, è conosciuta nel mondo per la resolza pattadese: il serramanico con la lama a foglia di mirto che chiunque, in Italia, chiama semplicemente "il coltello di Pattada".

Quello che pochi sanno è quanto è lunga davvero questa storia. Non comincia nell'Ottocento, e nemmeno nel Settecento. Comincia quando a Pattada il ferro non esisteva ancora.

Prima del ferro: la selce della Punta di San Gavino

Anni fa, presso la Punta di San Gavino, alle porte del paese, sono stati ritrovati coltelli in selce lavorata: opera degli abitanti di età neolitica che si stanziarono qui nel III-IV millennio avanti Cristo. Cinquemila anni fa, su queste alture, qualcuno scheggiava la pietra per ottenere un filo tagliente.

Poi la Sardegna scoprì il bronzo. L'isola dei nuraghi fu una delle grandi civiltà del metallo del Mediterraneo, e le scoperte archeologiche rivelano che a Pattada l'attività di produzione era viva già nell'età del bronzo: lame, utensili, armi. Alcune armi nuragiche, insieme alle matrici per la fusione del bronzo, sono state rinvenute proprio nei pressi dell'insediamento nuragico presente nel territorio di Pattada. Quando diciamo che qui il coltello è una cosa antica, non è un modo di dire: è archeologia.

Il Settecento: la Corrina, il coltello del pastore

La storia moderna del coltello di Pattada con la tipica forma della lama comincia alla fine del Settecento, con la Corrina a lama fissa. Era il coltello del pastore: lama panciuta e appuntita a foglia di mirto, la pianta che profuma ogni macchia dell'isola. Serviva a tutto, dal pane al formaggio al lavoro di ogni giorno, e il suo disegno funzionava così bene che non è mai cambiato.

Corrina a lama fissa Giagu, lama a foglia di mirto e manico in corno
La Corrina a lama fissa, il coltello del pastore: da qui comincia tutto.

Nella prima metà dell'Ottocento i frailalzos del paese fecero il primo salto: la Corrina serramanico, la stessa lama che ora si richiude nel manico. Il coltello entrò in tasca e cominciò a viaggiare. Oggi in bottega realizziamo ancora entrambe: la Corrina a lama fissa e la serramanico, in produzione numerata ogni anno, perché da lì viene tutto il resto.

Dopo il 1850: i fratelli Bellu e la nascita della resolza pattadese

La resolza nella forma che il mondo conosce nasce nella seconda metà dell'Ottocento, e ha due nomi e due date: Mimmia Bellu (1818-1906) e Giuanne Bellu (1830-1908). Furono i fratelli Bellu, antenati della nostra famiglia, dopo il 1850, a realizzare la resolza pattadese come la vediamo oggi. Il modello venne poi perfezionato da Zintu Canale mannu e, in seguito, da suo nipote, Zintu minore (1887-1976).

Knife macro 03
Il fuoco della forgia: da qui nasce ogni lama, ieri come oggi.

La loro innovazione non fu solo estetica ma anche strutturale, ed è il motivo per cui una resolza ben fatta dura generazioni: per la prima volta il manico venne costruito con due parti distinte di corno e un'anima metallica inserita tra loro, rivettata per tutta la lunghezza. Un'impugnatura solida, stabile nel tempo, pensata per un oggetto che doveva accompagnare l'uomo ogni giorno. L'altra differenza rispetto alla Corrina serramanico è l'anello ornamentale aggiunto tra il manico e la lama. A quella solidità si aggiungevano la tempra particolare della lama, la leggerezza, la linea elegante e scattante. La misura originaria era la lama da 12 centimetri, ideale per il mondo agropastorale che quel coltello lo usava davvero, dall'alba al tramonto.

La forma a foglia di mirto, però, non la inventarono: la ereditarono dalla Corrina, che l'aveva già collaudata per un secolo. La resolza è il compimento di un lavoro iniziato prima, non un'invenzione dal nulla. È così che funziona la tradizione, a Pattada: nessuno riparte da zero, ognuno perfeziona.

Il 1985: una bottega in via Vittorio Emanuele

Un secolo dopo i fratelli Bellu, nel 1985, Salvatore Giagu e Maria Rosaria Deroma aprirono la loro bottega in via Vittorio Emanuele. Lui al banco di forgia; lei accanto, prima donna coltellinaia d'Italia, in un mestiere che fino ad allora era stato soltanto di uomini.

Salvatore Giagu e Maria Rosaria Deroma nella bottega di Pattada, 1985
Salvatore Giagu e Maria Rosaria Deroma, via Vittorio Emanuele, 1985.

Da quella bottega, che non si è mai spostata, sono passati quarant'anni e due generazioni. Nel 1991 la famiglia ha depositato a Roma sette modelli originali, i sette brevetti che raccontano la Sardegna in sette forme. Nel 1995 la prima Mostra Internazionale del Coltello Custom ha portato a Pattada quindicimila visitatori. Nel 2011 è nato il Museo Culter, il primo museo internazionale del coltello in Italia, nello stesso edificio dove nascono i nostri coltelli. Oggi in bottega lavorano Adriano e Letizia Giagu, seconda generazione: Letizia è la seconda donna coltellinaia della famiglia, sulla strada aperta dalla madre.

La Resolza oggi: come la realizziamo

La nostra Resolza è la stessa dei Bellu nei punti che contano: la foglia di mirto, il manico in corno con l'anima metallica, l'anello tra il manico e la lama. Cambiano i materiali che possiamo scegliere oggi: corno di montone o di muflone, acciai moderni o damasco nei disegni della casa, avorio fossile certificato per i pezzi da collezione.

Resolza pattadese Giagu, coltello contemporaneo con lama a foglia di mirto e manico in corno
La Resolza Giagu, oggi: la stessa forma, le stesse mani, materiali che durano generazioni.

Ogni resolza nasce su commissione, in un dialogo che dura dai sei ai dodici mesi, ed entra nel registro della bottega dove le commissioni si conservano dal 1985. Non è un vezzo: è il modo in cui una storia di tremila anni continua a essere scritta un coltello alla volta. Chi vuole capire che cosa significhi, può leggere il nostro manifesto del collezionismo, o iniziare la conversazione che porta al suo pezzo.

Tremila anni fa, su queste colline, qualcuno scheggiava la selce. Oggi, nella stessa terra, noi lavoriamo il corno e l'acciaio. Il gesto è lo stesso: dare un filo alla pietra, al bronzo, al ferro. A Pattada non abbiamo mai smesso.

Domande frequenti

Chi ha creato la resolza di Pattada?

La resolza nella forma che conosciamo fu realizzata dopo il 1850 dai fratelli Mimmia (1818-1906) e Giuanne Bellu (1830-1908), coltellinai di Pattada, e perfezionata in seguito da Zintu Canale mannu e dal nipote Zintu minore (1887-1976). La forma a foglia di mirto deriva dalla Corrina, diffusa a Pattada dalla fine del Settecento.

Che differenza c'è tra Corrina e Resolza?

La Corrina è il modello più antico: nasce a lama fissa alla fine del Settecento e diventa serramanico nella prima metà dell'Ottocento. La resolza pattadese è la sua evoluzione: stesso profilo a foglia di mirto, con il manico in due parti di corno unite da un'anima metallica rivettata e con l'anello ornamentale tra il manico e la lama. Sono le innovazioni introdotte dai fratelli Bellu.

Da quando si fanno coltelli a Pattada?

Da millenni, letteralmente: presso la Punta di San Gavino sono stati ritrovati coltelli in selce del III-IV millennio a.C., e le scoperte archeologiche documentano la produzione di lame già in età nuragica, nell'età del bronzo. Le armi nuragiche sono esposte al Museo Culter di Pattada, fondato dalla famiglia Giagu nel 2011.

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