C’è un solo paese in Italia il cui nome è diventato il nome di un coltello. In giro per l’Italia si dice “una pattada” e non serve spiegare altro; a Pattada, la chiamano resolza, come si è sempre chiamata. E comunque la si chiami, questo paese e il suo coltello sono inseparabili da quasi due secoli. Pattada, circa tremila anime sulle alture del Monteacuto, con i suoi circa 900m sul livello del mare, è il paese più alto della provincia di Sassari, e si può ben definire la capitale italiana del coltello.
Ma chi sale fin quassù pensando di trovare solo lame scopre qualcosa di più raro: un borgo tranquillo, lontano dal caos, eppure vivo. Tremila abitanti che lavorano, inventano e organizzano, senza perdere il passo lento dei paesi veri. Questa è la guida per venire a conoscerlo: le botteghe, il museo, il lago, le feste. In estate, e non solo.
Il paese dove il coltello è di casa, in molte case
La resolza, il coltello a serramanico dei pastori sardi, prende forma qui attorno alla metà dell’Ottocento: lama a foglia di mirto, manico in corno, il taglio preciso. I pastori del Logudoro chiedevano lame affidabili, e a Pattada c’erano le mani per farle: un mestiere che si tramanda di padre in figlio, bottega dopo bottega.

E le botteghe, oggi, sono ancora molte: sparse per tutto il paese, quasi tutte visitabili, ognuna con la sua mano e il suo carattere. A Pattada si può passare una mattina intera visitando le botteghe dei vari coltellinai, guardando lavorare persone diverse sullo stesso mestiere: già questo vale la salita. La nostra, di famiglia, è in Via Vittorio Emanuele 52A , nel centro del Paese.
Un paese che fa: legno, violini, torrone e tanto altro
La sorpresa vera di Pattada è quanta impresa vive in tremila abitanti. Ci sono le falegnamerie che lavorano il legno come qui si è sempre fatto; ci sono maestri liutai, che in un paese di montagna costruiscono strumenti a corda; c’è chi produce torrone, di quello che chiude i pranzi delle feste come si deve.
E poi c’è una tavola tutta pattadese. "Sas Pellizzas", la pasta tipica del paese: un impasto di semola e acqua, tirato in forma allungata e condito con il sugo: piatto semplice e identitario, a cui d’estate il paese dedica anche una sagra. La peretta, il formaggio fresco tipico, e accanto a lei molti altri formaggi: li fanno i numerosi caseifici del paese, che esportano i prodotti di Pattada fino in America. La spianata dei pastifici, conosciuta ben oltre i confini del paese e i sapori delle aziende agricole del territorio. E ancora, i fabbri, le pasticcerie tipiche, i tappeti e tante altre realtà artigiane . Accanto a tutto questo, una rete di attività che tiene in piedi il paese ogni giorno: il commercio delle carni, le bibite, l’edilizia.
Non è folclore per turisti: è un’economia vera, fatta di gente intraprendente. Ed è il motivo per cui Pattada non somiglia ai borghi-cartolina che si svuotano a settembre: qui le serrande alzate sono quelle di chi ci vive.
Il centro storico, la poesia, l’acqua, il Boschetto
Il centro si gira a piedi: vicoli acciottolati, case in pietra, palazzine in stile Liberty che spuntano dove non te le aspetti. Pattada è detta anche la culla della poesia sarda, patria di Padre Luca Cubeddu e di una tradizione di poeti che il paese onora nella piazza dei Poeti, con le sculture di Pinuccio Sciola. L’acqua delle fontane è famosa per leggerezza e purezza: la fontana de Su Cuccuru è una piccola istituzione locale.
Poi ci sono i due luoghi dove i pattadesi portano gli ospiti. Il Boschetto, il polmone verde del paese: alberi alti, ombra, panchine, il posto delle passeggiate lente e delle domeniche.
L'altro la chiesa di San Gavino, in cima al paese: da lassù la veduta abbraccia il Sassarese, la Gallura e la Barbagia in un colpo d’occhio solo, ed è il punto in cui si capisce perché qui l’aria è diversa. Tra le altre chiese, la prima è Santa Sabina, la parrocchiale della patrona; poi il Rosario e il Carmelo, che si festeggia il 16 luglio. E altre ancora, per chi ama cercare.
Il Museo Culter, il primo museo internazionale del coltello in Italia
Nel 2011 la nostra famiglia ha fondato il Museo Culter, il primo museo internazionale del coltello in Italia, in Via Vittorio Emanuele II 64. Dentro, lame da tutto il mondo accanto alla tradizione sarda: la storia della Resolza, i mestieri del ferro, pezzi di continenti diversi che dialogano. Nel 1995 la stessa palazzina aveva ospitato la prima Mostra Internazionale del Coltello Custom, quindicimila visitatori in paese: il seme era quello.
Orari estivi: lunedì-sabato 8:30-19:00, domenica 10:30-18:30. Info e collezioni su culterpattada.com.
Il Lerno: il monte, il lago, il salto
A pochi minuti dal paese c’è l’altra anima di Pattada. Il Monte Lerno, 1.093 metri e 2.800 ettari di foresta, lecci e sughere dove vivono cervi sardi e mufloni. Ai suoi piedi il lago Lerno: pesca, silenzio, i resti del complesso nuragico con il suo nuraghe: tutto da scoprire.
Gli appassionati di motori questi boschi li conoscono già: da qui passa il Rally Italia Sardegna, mondiale WRC, con il celebre salto di Micky’s Jump diventato un’immagine simbolo della gara. E chi preferisce le gambe ai motori ha il Pattada Wild Trail, la maratona di montagna organizzata dai ragazzi dell’associazione culturale S’Alveschida, che ogni anno porta quassù centinaia di runner.
Il paese che organizza: un’estate di eventi
Ecco l’altra cosa che i borghi-cartolina non hanno: le associazioni. A Pattada c’è chi crea, e c’è chi organizza. La Pro Loco che promuove il paese tutto l’anno, S’Alveschida con la cultura e il Wild Trail, l’associazione ippica, quella di pesca, con le gare sul lago Lerno, la Polisportiva e l'associazione ciclistica, il comitato di Santa Sabina, che ogni anno costruisce la festa della patrona. E il gruppo folk, sempre operativo: perché Pattada ha da sempre una tradizione fortissima per il costume sardo e per il ballo, e quando la festa si fa folklore sono loro i padroni di casa. E i privati che inventano: il nostro museo è nato così, da una famiglia.
Alcuni eventi di Agosto 2026:
| Data | Cosa succede |
|---|---|
| 8 agosto | Il Palio dei Comuni dell’associazione ippica |
| 9 agosto | La rassegna della Pro Loco: le Pro Loco del circondario e gli artigiani locali in esposizione |
| 28-30 agosto | La festa di Santa Sabina: il 28 apre la musica con Fausto Leali, il 29 è il giorno della patrona, tra riti, costumi e balli del gruppo folk, il 30 chiude Carl Brave |
L’8 e il 9 agosto sono uno dei fine settimana giusti per scoprire il paese nel pieno del suo fermento: i cavalli, gli artigiani, le piazze piene. E a fine mese la festa grande: tre giorni che raccontano Pattada meglio di qualsiasi guida: la sera dei cantautori, il giorno del folklore con la processione e la sfilata, i costumi sardi, i cavalieri, e ancora musica a chiudere l’estate.
La nostra bottega
In mezzo a tutto questo c’è la nostra storia: Salvatore Giagu e Maria Rosaria Deroma, la prima donna coltellinaia d’Italia, hanno acceso la forgia nel 1985, da venticinquenni, e non l’hanno mai spenta. Oggi ci lavora la seconda generazione, e nello showroom di Via Vittorio Emanuele 52A si vedono da vicino le sette forme depositate a Roma nel 1991 e i classici della tradizione.
Chi entra trova un mestiere, non un negozio: i pezzi si guardano in mano, e ogni coltello nuovo nasce su commissione, con tempi dai sei ai dodici mesi. È il contrario della fretta. Ed è il motivo per cui, da queste parti, l’attesa fa parte del regalo.
Come arrivare e quando venire
Pattada è a circa un’ora d’auto dalla Costa Smeralda, da Olbia e dalla costa di Alghero: la deviazione perfetta per chi è in vacanza sulla costa e vuole vedere la Sardegna vera, quella dell’interno. Il paese si gira a piedi in mezza giornata; la strada per arrivarci, tra altopiani, sughere e granito, è già metà del viaggio.
E Pattada è bellissima da visitare in ogni stagione. D’estate vive di feste, di piazze e del fresco dei suoi quasi 900 metri; d’inverno diventa ancora più caratteristica: l’aria fina di montagna, le botteghe al lavoro, la tavola che col freddo dà il suo meglio. La Sardegna non finisce a settembre: quassù lo si capisce bene anche a dicembre.
Domande frequenti sulla capitale italiana del coltello
Perché Pattada è chiamata la capitale italiana del coltello?
Perché è l’unico paese italiano il cui nome identifica un coltello: fuori dall’isola si dice “una pattada”, mentre in paese il coltello si chiama col suo nome vero, resolza: il serramanico sardo nato qui a metà Ottocento. Il mestiere è vivo da quasi due secoli, in numerose botteghe che si possono ancora visitare: per questo Pattada è considerata la capitale italiana del coltello.
Cosa vedere a Pattada oltre ai coltelli?
Il centro storico con le palazzine Liberty, la piazza dei Poeti con le sculture di Pinuccio Sciola, il Boschetto, la veduta panoramica dalla chiesa di San Gavino, le falegnamerie e i maestri liutai, la tavola tipica (sas pellizzas, la peretta, la spianata, il torrone), il folklore del costume e del ballo sardo, e a pochi minuti il monte e il lago Lerno con il nuraghe.
Quali eventi ci sono a Pattada nell’estate 2026?
Numerosi, si possono sicuramente citare l’8 agosto il Palio dei Comuni, il 9 agosto la rassegna delle Pro Loco e degli artigiani locali, e dal 28 al 30 agosto la festa di Santa Sabina: Fausto Leali il 28, il folklore della patrona il 29, Carl Brave il 30.
Quanto dista Pattada dalla Costa Smeralda?
Circa un’ora d’auto, così come da Olbia e da Alghero: si visita comodamente in giornata partendo dalla costa.
Si possono comprare coltelli direttamente in bottega?
Sì, ed è il modo giusto di farlo: a Pattada il coltello si compra dove nasce, nelle botteghe dei coltellinai. Nel nostro showroom di Via Vittorio Emanuele 52A si vedono i pezzi disponibili e si può commissionare il proprio, con consegna tra i sei e i dodici mesi.
Dove si dorme e si mangia a Pattada?
Per dormire ci sono hotel e B&b sparsi tra il paese e i dintorni. Per mangiare c’è solo da scegliere: ristoranti, agriturismi, pizzerie e tavole calde sparse in tutto il territorio comunale, dalla piazza al Boschetto e nei dintorni. Per un weekend lento, la base perfetta.
Pattada vale una visita anche in inverno?
Sì: il paese è molto caratteristico in ogni stagione, e anche d’inverno ha il suo fascino: le botteghe al lavoro raccontano la Pattada più autentica, e la veduta da San Gavino con l’aria tersa è al suo meglio.
Che cos’è la resolza?
È il coltello a serramanico della tradizione sarda: lama a foglia di mirto e manico in corno di montone o di muflone. Ne raccontiamo la storia completa nell’articolo dedicato alla resolza pattadese.